Obiettivi condivisi, percorsi poco chiari. I nostri commenti sulle proposte di Gualtieri in merito alla gestione dei rifiuti

Rifiuti a Roma

Non avremmo voluto intervenire prima di conoscere l’esito delle primarie, alle quali partecipano sette candidati che, per noi, meritano assoluta parità di trattamento.

Ma abbiamo letto la lettera di Gualtieri al Corriere della Sera del 16/07/2021, seguito il suo scambio su tweet con Calenda e ascoltato questa mattina la risposta che ha dato alla domanda di A. Sardoni sulla questione rifiuti su La 7.

In linea con il nostro obiettivo di commentare – da cittadini – i programmi dei candidati sindaci, ci sembra opportuno analizzare anche le posizioni assunte, nelle ultime ore, da Gualtieri sul tema rifiuti. Lo abbiamo già fatto sulle proposte di Calenda.

In primo luogo, ricordiamo che nella Carta d’Intenti della Coalizione Insieme per Roma, che abbiamo contribuito a scrivere, e che tutti i candidati alle primarie hanno firmato, l’autosufficienza impiantistica per il trattamento, il riciclo e lo smaltimento dei rifiuti urbani, attraverso un mix di impianti che consenta l’effettiva attuazione di un ciclo dei rifiuti in linea con i principi dell’economia circolare è indicata come priorità tra le politiche per Roma.

Che cosa dice Gualtieri sul punto? Che è necessario realizzare nuovi impianti e programmare la chiusura del ciclo dei rifiuti. Obiettivi finalmente condivisibili con tutti i romani, dunque. Solo questo consentirebbe alla città di uscire da una situazione di emergenza perpetua e di abbassare la TARI che attualmente pagano i cittadini, la più alta d’Italia.

Come realizzare questi obiettivi? Gualtieri scrive: investendo negli impianti di recupero, dai biodigestori alle bioraffinerie. Esclude invece la costruzione di un nuovo termovalorizzatore, la cui tecnologia sarebbe a suo avviso superata. E qui si innesta la solita spiegazione che “costruire un nuovo termovalorizzatore significherebbe rinunciare all’idea di raggiungere livelli europei di raccolta differenziata”. Argomento incomprensibile se si guarda ai paesi europei con termovalorizzatori, gli stessi che risultano i più virtuosi dal punto di vista della raccolta differenziata.  

In realtà, ricordiamo che nessuna norma o indirizzo europeo proibisce i termovalorizzatori o ne prevede la dismissione. Solo pochi giorni fa la Commissione europea ha ricordato che “anche gli inceneritori svolgono un ruolo complementare rispetto al riciclo, perché ciò che non può essere riciclato è meglio che venga trasformato in energia, piuttosto che smaltito in discarica”[1]. Semplice! L’incenerimento con recupero di energia (termovalorizzatori) ha dunque un proprio ruolo nella gerarchia dei rifiuti, complementare al riciclo e indispensabile per chiudere il ciclo.

Ricordiamo che la normativa europea fissa per il 2035 un obiettivo minimo del 65% di riciclaggio effettivo e una soglia massima del 10% per lo smaltimento in discarica, scontando in tal modo una soglia massima del 25% per i rifiuti che dovranno essere avviati al recupero energetico – cioè gli scarti dei processi di riciclo (non pochi e che tenderanno ad aumentare man mano che, auspicabilmente, aumenterà il riciclaggio effettivo) e i rifiuti non riutilizzabili né riciclabili. La UE riconosce la necessità di un riequilibrio territoriale della distribuzione degli impianti, adeguando la capacità di trattamento energetico alla effettiva produzione locale dei rifiuti. Questo implica che alcuni impianti, soprattutto nel nord, dovranno essere ridimensionati, mentre altri dovranno essere costruiti, soprattutto nel sud, dove non esistono. In pratica, i rifiuti non dovranno più viaggiare da una località all’altra o, addirittura, da un paese all’altro. Per la sola città di Roma, che nel 2019 ha prodotto 2,3 mln t di rifiuti urbani[2], si potrebbe arrivare a circa 600 mila tonnellate all’anno di capacità di trattamento di recupero energetico.

Tornando alla posizione di Gualtieri, egli ritiene che il Piano regionale di gestione dei rifiuti (PRGR) del Lazio sia idoneo a realizzare gli obiettivi enunciati. E qui chiediamo chiarezza.

È necessaria chiarezza, in particolare, sulla coerenza tra quanto enunciato – la necessità di realizzare un mix di impianti che risolva definitivamente la questione rifiuti nella capitale – e quanto è programmato nel PRGR del Lazio approvato ad agosto scorso, che prevede soltanto nuovi impianti di compostaggio e discarica.

Condividiamo la doverosa considerazione di cogliere l’occasione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per realizzare nuovi impianti. Il PNRR prevede un miliardo e mezzo di euro per realizzare nuovi impianti di gestione rifiuti e ammodernare quelli esistenti. Per l’inserimento di alcuni di questi impianti nei piani di finanziamento del PNRR – il cui orizzonte temporale si chiude al 2026 – si potrebbe porre un problema di tempo legato soprattutto ai tempi di autorizzazione. Per questo, evidenziamo – e chiediamo – la necessità di agire subito e di concerto con Regione e Governo.

In merito, invece, alle politiche preventive, Gualtieri ricorda le normative UE e poi fa suoi gli obiettivi di riduzione della produzione di rifiuti e aumento della raccolta differenziata indicati nel PRGR, non considerando che quegli obiettivi sono gli stessi di sempre, già previsti in tutti i programmi elettorali e i piani industriali – dalla chiusura di Malagrotta in poi – ma mai raggiunti in otto anni, in quanto obiettivamente poco realistici, soprattutto con la “strumentazione” attuale. E dunque, cosa si intende fare per raggiungerli? L’unica indicazione finora arrivata è l’aumento del “porta a porta”.

L’esperienza di questi terribili ultimi anni ci ha insegnato che la modalità di raccolta porta a porta – fermo restando la sua utilità per aumentare quantità e qualità della frazione differenziata dei rifiuti – non solo assorbe molte risorse finanziarie (negli ultimi anni a discapito delle risorse dedicate alla pulizia delle strade, con i risultati in termini di decoro urbano che sono sotto gli occhi di tutti), ma soprattutto non si è rivelata adatta a tutte le zone della città. Roma, infatti, presenta un’infinita varietà di conformazione degli abitati, dalle case sparse ai villini, all’edilizia intensiva; la modalità di raccolta più efficiente deve essere, perciò, individuata non a priori, ma in rapporto alle caratteristiche di ciascuna zona.

In conclusione, nonostante l’ottimismo di Gualtieri, dovremo perciò fare i conti ancora per molto tempo con TARI alta e con quantità di rifiuti non riciclabili consistenti – seppur auspicabilmente in progressiva flessione – da avviare al recupero energetico oppure alla discarica. E noi continuiamo a pensare – con l’Europa – che il recupero energetico sia fortemente preferibile alla discarica.


[1] Mattia Pellegrini, capo unità economia circolare della DG ambiente della Commissione europea

[2] ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani, 2020

2 commenti

  1. benito umberto argento

    Mi viene da rimettere, solo nel sentir parlare di discariche e\o compostaggio.
    Ma è possibile che le montagne di rifiuti in Campania, non ha insegnato ancora niente, a certi politici?
    A che serve la raccolta differenziata, se poi non la trasformi in materia prima?
    I cittadini fanno la raccolta, e poi li vedi compattati o portato in discariche.
    Mi sa che ancora malte cose, nei cervelli della politica, lascino a desiderare.

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